Sul comodino…

20 Dicembre 2013

 les mis

Infatti nulla è piccolo; chiunque sia soggetto alle profonde penetrazioni della natura lo sa.

Benché non sia data nessuna soddisfazione assoluta alla filosofia, né di circoscrivere la causa né di limitare l’effetto, il contemplativo finisce in estasi senza fondo a causa di tutte quelle decomposizioni di forze che portano all’unità.

Tutto lavora a tutto.

L’algebra si applica alle nuvole; l’irradiazione dell’astro giova alla rosa; nessun pensatore oserebbe dire che il profumo del biancospino è inutile alle costellazioni. Chi dunque può calcolare il tragitto di una molecola? Come possiamo sapere se vi siano creazioni di mondi determinate dalla caduta di un granello di sabbia? Chi mai conosce i flussi e i riflussi reciproci dell’infinitamente grande e dell’infinitamente piccolo? La ripercussione delle cause nei precipizi dell’essere, e le valanghe della creazione? Un vermiciattolo è importante, il piccolo è grande, il grande è piccolo. Tutto è in equilibrio nella necessità, spaventosa visione dello spirito. Tra gli esseri e le cose ci sono relazioni di prodigio; in questo insieme inesauribile, dal sole al gorgoglione, nessuno si disprezza, tutti hanno bisogno gli uni degli altri.



Si è tanto abusato dello sguardo nei romanzi d’amore, da finire per screditarlo.

Adesso si osa appena dire che due esseri si sono amati perché si sono guardati. Eppure ci si ama, e soltanto così.

Il resto non è altro che il resto, e viene dopo.

Non c’è nulla di più vero dei grandi scossoni che si scambiano due anime con quella scintilla


La vera divisione umana è questa: i luminosi e i tenebrosi.

Diminuire il numero dei tenebrosi e aumentare il numero dei luminosi, ecco lo scopo.

Perciò noi gridiamo: insegnamento! Scienza!

Insegnare a leggere vuol dire accendere un fuoco; ogni sillaba compitata scintilla.

Del resto chi dice luce non dice necessariamente gioia. Nella luce si soffre; l’eccesso brucia. La fiamma è nemica dell’alba. Ardere senza smettere di volare, ecco il prodigio del genio.

Quando conoscerete e quando amerete, seguirete a soffrire. Il giorno spunta tra le lacrime.

I luminosi piangono, se non altro, sui tenebrosi.


La Rivoluzione Francese, che altro non è se non l’ideale armato di gladio.

Si rizzò, e con uno stesso movimento brusco, chiuse la porta del male e aprì la porta del bene.

Essa risolse il problema, promulgò la verità, scacciò il miasma, risanò il secolo, incoronò il popolo.

Si può dire che abbia creato l’uomo per la seconda volta, dandogli una seconda anima: il Diritto


La donna sente e parla col tenero istinto del cuore, questa infallibilità. 

Nessuno come una donna sa dire cose dolci e insieme profonde. La dolcezza e la profondità, ecco tutta la donna;

Ecco tutto il cielo.


L’oscillazione delle passioni e delle ignoranze è ben diversa dalla scossa del progresso.

Levatevi pure, ma per crescere. Indicatemi da che parte andate. L’insurrezione va soltanto avanti.

Qualsiasi altra levata è dannosa.

Ogni brusco passo indietro è sommossa; retrocedere è una violenza contro il genere umano.


E ci si sacrifica per queste visioni che, per i sacrificati, sono quasi sempre illusioni,

ma illusioni nelle quali, in fin dei conti, è contenuta tutta la certezza umana.


Amare o avere amato, questo basta. Dopo, non chiedete nulla.

Non c’è altra perla da trovare nelle pieghe tenebrose della vita

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ABBECEDARIO

Se non ci fosse l’alfabeto, non ci sarebbero parole. Se non ci fossero parole, le librerie sarebbero vuote. Se le librerie fossero vuote, io saprei cos’è una discoteca, forse.

Ma l’alfabeto c’è, le parole anche e le librerie, ringraziando il cielo, sono piene. Proprio lì, tra gli scaffali, tra copertine vecchie e nuove che fanno capolino dalla polvere, tra i mondi sovrapposti partoriti da fantasie avide, incontentabili, incapaci di rassegnarsi ai confini della realtà, si formano gli Scrittori di Domani, quelli che non hanno parole, non ancora, ma che si aggirano fra Dickens e Marquez, Hugo e Dostoeveskij; Austen e Bronte, pronti a collezionare alfabeti.

Quale miglior modo per cominciare? Quale UNICO modo per cominciare.

Erano vivi e mi hanno parlato!

Questa è la maniera più semplice ed eloquente per riferirmi a quegli autori che sono rimasti con me nel corso degli anni. Non è una stranezza, visto che nei libri abbiamo a che fare con segni e simboli? Come nessun pittore è mai riuscito a rendere la Natura su tela, così nessun autore è mai stato veramente in grado di darci la sua vita e i suoi pensieri. L’autobiografia è pura immaginazione. La Narrativa è sempre più vicina alla realtà che non ai fatti stessi. La Favola non è l’essenza della saggezza terrena ma il suo amaro involucro. Si potrebbe continuare così per tutti i ranghi della letteratura, smascherando la storia, svelando i miti della scienza e svalutando l’estetica. A un’analisi approfondita, nulla risulta essere ciò che sembra o ciò che professa d’essere. L’uomo continua a non appagarsi.

Erano vivi e mi hanno parlato!

Non è strano comprendere e godere ciò che è incomunicabile? L’uomo non comunica con l’uomo attraverso le parole, egli è in Comunione col suo simile e col suo creatore. Quante volte posando un libro ci troviamo senza parole. Talvolta avviene perché l’autore sembra “aver detto tutto”. Ma non è questo il tipo di reazione a cui penso. Penso che questa faccenda dell’ammutolimento corrisponda a qualcosa di molto più profondo. E’ dal silenzio che vengono tratte le parole, ed è al silenzio che esse ritornano, se usate nel modo giusto. Nell’intervallo si verifica qualcosa d’inesplicabile: un uomo che è morto, in un certo modo, resuscita, prende possesso di te, e quando se ne torna via, ti lascia completamente mutato. Non era magia ciò che possedeva- e che forse possiede ancora?

Henry Miller, I libri nella mia vita

Ogni grande opera che ho letto mi ha trascinato via. Mi sono aggrappato timoroso alle sue gonne, come un bimbo pauroso, ho seguito i suoi passi e, nel fluire lento del tempo, ho compiuto un viaggio caro e pieno di emozioni. Mi ha portato via con sé e poi mi ha abbandonato.

Ma sulla via del ritorno, ho capito che sarebbe stata per sempre con me

Yu Hua, La Cina in dieci parole

Che la Forza sia con te!

Chi ha dimestichezza con l’universo Star Wars, per usare un eufemismo che mascheri l’ossessione degenerativa di cui siamo irrimediabilmente affetti noi seguaci di Yoda, saprà che, per percepire e manipolare la Forza, è necessario possedere, all’interno delle proprie cellule, i cosiddetti Midichlorian. No Midichlorian, no party, in pratica. Puoi scordarti spade laser, mantelli d’haute couture, navicelle spaziali alla Gig Robot e duelli all’ultimo bullone contro Darth Fener. Niente, nulla, nada e nisba. In caso contrario, ovvero se nel tuo sangue pullulano queste deliziose bestioline, allora stai all’erta! Prima o poi, la Forza ti parlerà e tu sarai costretto ad ascoltare.

Vedi un foglio bianco e le dita cominciano a pruderti? E’ l’inizio della fine.

Il neurone ti si affolla di storie e la tastiera comincia ad assomigliare al salvagente catarifrangente di Mitch Buchannon? Fai testamento.

Inizi a scrivere in modo ossessivo compulsivo su ogni superficie reale e virtuale disponibile, anche e soprattutto di notte, fino a che l’insonnia non diventa la tua migliore amica? E’ stato bello conoscerti.

Il cammino dell’apprendista Jedi si srotola davanti a te come un tappeto rosso, scavalcando l’orizzonte e spingendosi verso l’infinito e oltre. A quel punto, non c’è scelta. Bisogna che ci si rassegni a seguirlo, che ti conduca tra le Gioie o che ti conduca tra i Dolori, con la speranza di non finire nel mirino della Morte Nera. Questo blog nasce per registrare e tramandare le mie Gioie e i miei Dolori da giovane Padawan, nell’unico modo efficace che conosco: scrivendo. La vogliamo dire aulica? Mi sto dando alla metascrittura, ebbene sì. Non tutti hanno la fortuna d’essere reclutati da Obi-Uan Kenobi e di addestrarsi con Yoda. C’è chi viaggia attraverso mille pianeti, chi schiva mille asteroidi, chi assiste e sopravvive all’esplosione di mille stelle per impugnare la penna e sentirsi un Jedi, finalmente. A lui, a me, dedico questo viaggio, ma pure a tutti quei lettori che cercano tra le parole, tra le righe, tra le pagine, qualcuno da insultare, da amare, da ringraziare, da consigliare, da conoscere e da adottare. Gli scrittori sono persone Diversamente Normali e Diversamente Pensanti, ricordiamocelo, ma si aggirano fra voi, camminano per strada, popolano l’etere, comprano la carta igienica, vi scrutano, tentando di rubare la vita per raccontarla. E’ un duro mestiere, fatto d’euforia e di frustrazione, di caffè iniettato in endovena e di barattoli senza fondo di Nutella, di solitudine e di supporti inaspettati. Un mestiere per il quale non si è mai pronti, ma che non si sceglie. Infingardi, villici, felloni Midichlorian.

Poi, che rimanga qui, inter nos. Io preferisco i Sith, si sa…