ABBECEDARIO

Se non ci fosse l’alfabeto, non ci sarebbero parole. Se non ci fossero parole, le librerie sarebbero vuote. Se le librerie fossero vuote, io saprei cos’è una discoteca, forse.

Ma l’alfabeto c’è, le parole anche e le librerie, ringraziando il cielo, sono piene. Proprio lì, tra gli scaffali, tra copertine vecchie e nuove che fanno capolino dalla polvere, tra i mondi sovrapposti partoriti da fantasie avide, incontentabili, incapaci di rassegnarsi ai confini della realtà, si formano gli Scrittori di Domani, quelli che non hanno parole, non ancora, ma che si aggirano fra Dickens e Marquez, Hugo e Dostoeveskij; Austen e Bronte, pronti a collezionare alfabeti.

Quale miglior modo per cominciare? Quale UNICO modo per cominciare.

Erano vivi e mi hanno parlato!

Questa è la maniera più semplice ed eloquente per riferirmi a quegli autori che sono rimasti con me nel corso degli anni. Non è una stranezza, visto che nei libri abbiamo a che fare con segni e simboli? Come nessun pittore è mai riuscito a rendere la Natura su tela, così nessun autore è mai stato veramente in grado di darci la sua vita e i suoi pensieri. L’autobiografia è pura immaginazione. La Narrativa è sempre più vicina alla realtà che non ai fatti stessi. La Favola non è l’essenza della saggezza terrena ma il suo amaro involucro. Si potrebbe continuare così per tutti i ranghi della letteratura, smascherando la storia, svelando i miti della scienza e svalutando l’estetica. A un’analisi approfondita, nulla risulta essere ciò che sembra o ciò che professa d’essere. L’uomo continua a non appagarsi.

Erano vivi e mi hanno parlato!

Non è strano comprendere e godere ciò che è incomunicabile? L’uomo non comunica con l’uomo attraverso le parole, egli è in Comunione col suo simile e col suo creatore. Quante volte posando un libro ci troviamo senza parole. Talvolta avviene perché l’autore sembra “aver detto tutto”. Ma non è questo il tipo di reazione a cui penso. Penso che questa faccenda dell’ammutolimento corrisponda a qualcosa di molto più profondo. E’ dal silenzio che vengono tratte le parole, ed è al silenzio che esse ritornano, se usate nel modo giusto. Nell’intervallo si verifica qualcosa d’inesplicabile: un uomo che è morto, in un certo modo, resuscita, prende possesso di te, e quando se ne torna via, ti lascia completamente mutato. Non era magia ciò che possedeva- e che forse possiede ancora?

Henry Miller, I libri nella mia vita

Ogni grande opera che ho letto mi ha trascinato via. Mi sono aggrappato timoroso alle sue gonne, come un bimbo pauroso, ho seguito i suoi passi e, nel fluire lento del tempo, ho compiuto un viaggio caro e pieno di emozioni. Mi ha portato via con sé e poi mi ha abbandonato.

Ma sulla via del ritorno, ho capito che sarebbe stata per sempre con me

Yu Hua, La Cina in dieci parole

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